Nel dialetto tipico della zona lacustre, il termine “profacola” significa favola e il nome dell’ attività deriva da un vecchio libro “le profacole di nonno Gigi” scritto nel novembre del 2002. Le profacole sono storie sospese, senza luogo e senza tempo, e la separazione della realtà le rende immuni dal precoce invecchiamento. Sono queste le storie di un tempo, di fatti accaduti chissà quando, giunti alle orecchie della gente  delle nostre campagne, che venivano raccontate alla sera attorno al focolare. Le profacole trasmettono valori, impartiscono insegnamenti e alimentano la fantasia. Luigi Dolciami, l’informatore che sta all’origine dei racconti, le narra con grande abilità e con un linguaggio spontaneo, che riproduce il modo popolare di narrare, capace di divertire e anche di affascinare.

Le Profacole casa vacanze nasce proprio dal desiderio di tramandare la magia di questi luoghi a chi vorrà condividere con noi il proprio tempo libero.

…”Io so San Pietro, che accompagno il Divin Maestro ovunque lu vada. Ma senti na cosa, Marco: a te tè arrivata na gran fortuna, perché l Divin Maestro stasera po’ concedete na grazia, dato che tu l’è ospitato n casa; sé stato molto gentile e, quindi, tu i devi chiede na grazia. Evidentemente, glie devi chiedere l Paradiso, perché è l massimo che tu possa aspirare”
“ E-dice- va bèh, chiederò l Paradiso; ma com’ho da fa?”
“Tu vè n camera sua, lo chiami Maestro, glie dici che vòi na grazia, lu te risponde o si o no.!
E va bene. Marco prende, va su la camera del Signore e lo chiama: “Divin Maestro!”
E il Signore risponde: “Dimmi, caro”.
“Vorrei na grazia”
L Signore dice: “Che grazia vòi?”
“Io c’ho n banchettino n casa, quello solo, che chiunque viene n casa me se met seduto sul banchettino e quindi io so costretto a rimané in piedi tutta la serata e vorrei che, per ordine mio, non s potessero alza”.
L Signore rispose: “Te sia concesso”.
Riprende il ragazzo, torna n cucina da San Pietro e lu glie dice: “Bèh, l’hai chiesto il paradiso?”…..